Chi arrivi a Urbino ignaro e della sua storia e della sua importanza si trova di fronte a una sorpresa straordinaria, anzi a un miracolo. Nel giuoco delle colline che sopportano le strade d'accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato né intaccato. È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito".

II palazzo di cui parla Carlo Bo è quello di Federico da Montefeltro, rinascimentale signore della città.
Grazie ad una raffinata formazione culturale Federico da Montefeltro ha saputo condensare in questo spazio il fior fiore della cultura umanistica rinascimentale italiana.

Cercando di fare della sua casa la dimora delle Muse, ha chiamato a sé gli uomini e gli artisti migliori del suo tempo: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini. In questa culla della cultura hanno mosso i primi passi artisti quali Raffaello e Bramante.

Dopo la grande stagione rinascimen-tale, la città conosce nuovi splendori all'inizio del sec. XVIII, in seguito all'elezione al soglio pontificio di Clemente XI, figlio della principesca famiglia Albani.
Questa, promovendo con illuminato mecenatismo l'edilizia civile e reli-giosa, contribuisce a dare nuovo volto alla città.
Da ultima, l'Università degli Studi, notevolmente incrementata nella se-conda metà del secolo scorso, apre il tessuto urbano ad interventi architet-tonici moderni.

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